Protezione solare e abbronzatura: la guida

La protezione solare rappresenta un punto cardine della cosmesi coreana in quanto è il principale mezzo per ottenere la tanto agognata glass skin

Una pelle protetta è una pelle sana, senza discromie, compatta, che invecchia più lentamente: gli asiatici lo sanno bene, ecco perché non mancano di utilizzare quotidianamente la protezione solare, spesso associandola a protezioni fisiche come occhiali da sole e cappelli.

Ma il sole fa davvero così male alla pelle? Come scegliere la protezione solare giusta? Quanta ne va applicata? Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere sui solari.

protezione solare

I benefici del sole e i suoi danni

A leggere i giornali si direbbe che dovremmo essere tutti come vampiri. In effetti i danni del sole sono tanti: scottature, invecchiamento cutaneo, macchie e melanoma sono solo alcuni di questi. 

D’altra parte non bisogna dimenticare che il sole ha anche i suoi benefici, che sono altrettanto importanti per la salute:

  • migliora l’umore ed è di supporto in alcune malattie neurodegenerative
  • riduce il rischio di diabete, della carie, dell’osteoporosi, di alcune tipologie di cancro e di patologie autoimmuni e cardiovascolari
  • aumenta i livelli di vitamina D 
  • migliora l’efficienza del sistema immunitario.

Senza quindi fare terrorismo, possiamo dire che il sole andrebbe preso con coscienza e seguendo quelle regole precauzionali che il Ministero della Salute ci consiglia per far sì che i danni non superino i benefici.

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I diversi fototipi

Per una corretta esposizione la prima cosa da fare è individuare il nostro fototipo, una classifica delle nostre caratteristiche (pelle, capelli, occhi) in base alla quantità di melanina e alle reazioni che la nostra pelle ha all’esposizione solare.

Il metodo fu sviluppato da Fitzpatrick nel 1975 e si usa ancora oggi, identificando 6 fototipi:

  • Fototipo 1: pelle e occhi chiari, capelli fulvi, lentiggini, alta reattività al sole, scottature ed eritemi, difficile l’abbronzatura.
  • Fototipo 2: pelle, capelli e occhi chiari, abbronzatura lenta, possibili scottature. 
  • Fototipo 3: incarnato medio chiaro, capelli castani, occhi sia chiari che scuri. Si abbronza facilmente e le scottature sono poco frequenti.
  • Fototipo 4: pelle, capelli e occhi scuri, si abbronza facilmente e le scottature sono rare.
  • Fototipo 5: pelle e occhi scuri, capelli neri. Si abbronza rapidamente e raggiungendo tonalità scure. Scottature rare
  • Fototipo 6: pelle, occhi e capelli neri. Poco reattiva al sole.

Per individuare il proprio fototipo, si suggerisce la visita dermatologica. Una volta riconosciuto sarà più semplice proteggersi adeguatamente e prendere il sole in modo da non provocare rischi per la salute.

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Come funziona l’abbronzatura

Nella distinzione dei fototipi viene data rilevanza alla capacità di ognuno di abbronzarsi, ma cosa significa? 

L’abbronzatura è un fenomeno che vede la pelle imbrunire in risposta all’esposizione ai raggi solari. Questo imbrunimento è causato dall’aumento della produzione del pigmento melanina ed è a tutti gli effetti un meccanismo di difesa della pelle per proteggersi dall’attacco dei raggi UV.

I raggi ultravioletti 

Il sole emette energia sotto forma di radiazioni elettromagnetiche che giungono fino a noi sotto forma di luce visibile, infrarossi (IR) e luce ultravioletta (raggi UV). Questi ultimi sono di tre tipologie, in base alla loro lunghezza d’onda:

  • raggi UVA: sono quelli responsabili dell’abbronzatura ma anche del fotoinvecchiamento, perché arrivando al derma causano danni a collagene ed elastina, e dei tumori cutanei
  • raggi UVB: responsabili della sintesi di Vitamina D e degli eritemi, possono causare danni al DNA e di conseguenza provocano il cancro della pelle
  • raggi UVC: sono trattenuti dallo strato di ozono, in genere non arrivano a noi.
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Il ruolo della melanina

La melanina è il pigmento che conferisce colorazione alla pelle: in base alla sua concentrazione infatti avremo differente colorazione di cute e capelli e una diversa predisposizione all’abbronzatura, caratteristiche su cui si basano i diversi fenotipi.

La melanina viene prodotta dai melanociti, cellule che si trovano sullo strato basale dell’epidermide e che la distribuiscono in tutti gli altri suoi strati affinché assorba l’energia delle radiazioni UV impedendo loro di arrivare a danneggiare le strutture più profonde. 

La sua produzione è legata ad un enzima, la tirosinasi, ecco perché spesso nei solari troviamo ingredienti capaci di regolare l’azione di questo enzima.

Pur essendo quindi un meccanismo di difesa della pelle, che si traduce con l’abbronzatura, una sua produzione eccessiva, stimolata dall’esposizione al sole, e la sua conseguente aggregazione può dar luogo alle iperpigmentazioni cutanee (macchie solari, lentiggini, macchie senili, efelidi e cheratosi attiniche).

Quando invece la produzione di melanina è scarsa, si rilevano fenomeni di ipopigmentazione, come la vitiligine, l’albinismo e la fenilchetonuria.

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L’invecchiamento cutaneo 

Una delle principali cause dell’invecchiamento cutaneo precoce è proprio un’esposizione non corretta ai raggi solari.

L’invecchiamento cutaneo infatti è un processo irreversibile e programmato, che è insito nei nostri geni, ma che può essere accelerato.

Si manifesta non solo con rughe e iperpigmentazioni, ma anche con un rallentamento dell’attività circolatoria e un ispessimento dello strato corneo.

L’invecchiamento cutaneo fotoindotto, cioè provocato da una scorretta esposizione solare, si può associare a quello ambientale ed entrambi sono caratterizzati da una maggior esposizione all’azione dei radicali liberi.

Entrano quindi in campo gli antiossidanti per combattere queste molecole reattive che, se in eccesso, possono creare numerosi danni a carico della membrana lipidica e del DNA.

Questo accumulo è definito come stress ossidativo e può essere causato da diversi fattori come il fumo, l’alcool, lo stress, l’esercizio fisico intenso, l’inquinamento e ovviamente un’eccessiva esposizione solare.

Gli antiossidanti 

Per combattere gli effetti dello stress ossidativo indotto dai radicali liberi il nostro corpo è naturalmente dotato di antiossidanti, che ne prevengono l’accumulo. Questi possono essere anche assunti con la dieta, integratori e ovviamente possiamo ritrovarli all’interno dei cosmetici e dei solari. Il loro ruolo è quello di mitigare l’azione dei radicali liberi e bloccare le loro reazioni a catena che, se reiterate nel tempo, possono portare non solo all’invecchiamento precoce ma anche a danni a carico delle funzionalità cutanee.

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La protezione solare a cosa serve

Ora che sono più chiari i meccanismi e gli effetti che il sole ha nei confronti della nostra pelle, risulta più chiaro il motivo per il quale è necessario adoperare una protezione solare quando ci si espone. Riassumendo:

  • riduce la possibilità di eritemi e fotosensibilizzazioni
  • previene l’insorgenza di carcinomi cutanei e melanomi
  • tiene sotto controllo le iperpigmentazioni 
  • contribuisce a mantenere la barriera della pelle integra e sana
  • previene l’invecchiamento precoce

Come funziona una protezione solare?

Per prodotto solare si intende “qualsiasi preparato (crema, olio, stick, gel, spray) destinato ad essere posto in contatto con la pelle umana, al fine esclusivo o principale di proteggerla dai raggi UV assorbendoli, disperdendoli o mediante rifrazione”. 

Questo è possibile perché all’interno dei solari troviamo i cosiddetti filtri, che contribuiscono alla protezione della pelle dai raggi UV.

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I diversi tipi di filtri

I filtri solari sono deputati alla riflessione o trasformazione dei raggi UV al fine di proteggere la pelle dai potenziali danni da loro indotti. La loro prima apparizione fu agli inizi del Novecento, quindi sono relativamente recenti, ma solo nei primi anni ‘90 hanno raggiunto significativi effetti schermanti nei confronti dei raggi UV.

Possono essere distinti in due categorie in base alla natura chimica e al meccanismo d’azione:

  • filtri inorganici (spesso definiti anche fisici o naturali): sono in grado di riflettere gran parte dei raggi UV. s: biossido di titanio e ossido di zinco.
  • filtri organici (spesso definiti anche chimici o sintetici): sono in grado di assorbire parte dei raggi UV e dissipare l’energia. Es: octocrylene, Oxybenzone

Inoltre possono essere ulteriormente distinti in base all’azione contro i raggi UVA, UVB o entrambi. Per questo motivo sono spesso combinati all’interno delle protezioni solari, di modo da ottenere quella che si definisce protezione ad ampio spettro.

Ecco alcune delle migliori protezioni solari coreane divise in base al tipo di filtro.

Solari coreani con filtri chimici (organici):

Protezioni solari coreane con filtri fisici (inorganici):

Protezioni solari coreane con filtri misti:

Cosa significa SPF

La concentrazione dei filtri solari definisce la capacità del solare di schermare i raggi UV e viene espressa come SPF, acronimo di Sun Protection Factor, ovvero Fattore di Protezione Solare.

La sua origine risale ai primi del Novecento ed è correlata alla minima dose eritematosa (MED). Quindi il valore di SPF è il calcolo dei tempi o delle dosi di UV necessari a indurre un eritema nella zona esposta non protetta rapportato ad una protetta.

Questo numero può andare da 1 a 50, più è alto il suo valore, più 

  • è alta la protezione solare
  • aumenta la sopportazione dei raggi UV da parte della pelle
  • riduce la possibilità di essere danneggiati dal sole

Ad oggi i valori di protezione più utilizzati vengono distinti non solo da un numero ma anche da una dicitura:

  • SPF 5 o protezione bassa:  1/5 raggi uvb raggiunge la pelle, circa 80% resta bloccato
  • SPF 15 o protezione media: 1/15 raggi uvb raggiunge la pelle, circa 93% resta bloccato
  • SPF 30 o protezione alta: 1/30 raggi uvb raggiunge la pelle, circa 97% resta bloccato
  • SPF 50/50+ o protezione molto alta: 1/50 raggi uvb raggiunge la pelle, circa 98% resta bloccato
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Per quanto riguarda la protezione solare 100 è bene ricordare che non è possibile ottenere una protezione totale, che schermi il 100% dei raggi UVB. Questa dicitura è infatti non regolamentata, fuorviante e perciò vietata in Europa. Qualora doveste incappare in questo tipo di prodotti, oggi purtroppo molto diffusi sul mercato, non lasciatevi ingannare. Infatti è possibile che nella formulazione siano stati utilizzati dei booster della protezione solare, come gli antiossidanti, per aumentare il valore dell’SPF oltre il 60. Questo però non cambia granché la percentuale di raggi schermati. Anche qualora dovesse arrivare a 90, essendo un rapporto, non si otterrebbe comunque la protezione totale dai raggi UVB.

Molto importante: il fattore di protezione solare (SPF) si riferisce unicamente alla protezione dai raggi UVB.

La protezione dai raggi UVA viene solitamente indicata in etichetta con un cerchio contenente l’acronimo UVA o con la dicitura “Broad Spectrum” e per essere dichiarata deve rappresentare in valore di quantità almeno un terzo di quella UVB.

Di seguito alcune protezioni solari giapponesi presenti su MoodySkin:

La nomenclatura dei filtri in corea

Nei solari coreani e in quelli giapponesi, oltre all’indice SPF, esiste anche l’indice PA, che distingue i diversi livelli di protezione dai raggi UVA, noti come PPD (Persistent Pigment Darkening). 

La misurazione avviene in vitro e valuta la colorimetria delle cellule dopo due ore di esposizione solare.

Il grado di protezione dai raggi UVA si estende da un minimo di PA+ ad un massimo di PA++++. Più nello specifico troviamo:

  • Protezione Bassa: PPD da 2 a meno di 4 o PA+
  • Protezione Media: PPD da 4 a 8 o PA ++
  • Protezione Alta: PPD da 8 a 16  o PA+++
  • Protezione Molto Alta: PPD 16 o superiore PA++++ 

Non essendo la sua misurazione effettuata secondo parametri sufficientemente oggettivi, questo valore viene sempre associato a quello dell’SPF, le cui modalità di misurazione sono invece assolutamente oggettive e approvate dalla UE.

Quanto prodotto applicare

L’efficacia della protezione solare espressa dall’indice SPF dipende dalla quantità di prodotto applicato. Si presuppone infatti che la pelle debba essere ricoperta da una quantità ben precisa di prodotto, che è di 2 mg/cm2 e che per un adulto medio corrisponde a circa 35-40 grammi di prodotto su tutto il corpo, per il viso si può far riferimento a due dita o un teaspoon (cucchiaino da tè). Se la quantità applicata è inferiore lo sarà anche la protezione solare.

Inoltre l’efficacia della protezione si riduce con il passare del tempo, sudore, docce, sfregamenti ecc, quindi è importante applicare il prodotto più volte durante il giorno, indicativamente ogni due ore.

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Quali precauzioni adottare per non inficiare il lavoro della protezione solare?

Prima dell’esposizione:

  • applicare la protezione solare 20 minuti prima dell’esposizione avendo cura di coprire tutte le superfici esposte
  • meglio evitare detersioni aggressive, scrub e peeling nei 7 giorni che precedono l’esposizione, in modo da preservare l’integrità del film idrolipidico che come sappiamo è la nostra prima barriera
  • meglio evitare l’applicazione di profumi o altri prodotti contenenti alcol, in quanto i loro oli essenziali e l’alcol stesso possono sensibilizzare la pelle
  • interrompere i trattamenti laser e con luce pulsata durante l’esposizione e più in generale nel periodo estivo
  • rivolgersi al medico se si stanno assumendo farmaci, alcuni inducono fenomeni di fotosensibilizzazione, come ad esempio gli antibiotici, attenzione agli ingredienti cosmetici fotosensibilizzanti

Durante l’esposizione:

  • evitare di esporsi negli orari più caldi (dalle 11 alle 16)
  • riapplicare con costanza la protezione solare ogni due ore nelle giuste dosi, soprattutto se si suda molto e in generale dopo ogni bagno o doccia
  • proteggere con la protezione solare anche il contorno occhi e labbra, nevi, tatuaggi e zone delicate come orecchie, nuca e dorso dei piedi
  • proteggersi anche con indumenti, cappelli e occhiali da sole (ricorda inoltre che anche sotto l’ombrellone ci si abbronza!)

Dopo l’esposizione:

  • detergere con delicatezza
  • reidratare la cute con prodotti lenitivi e restitutivi
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I doposole

Spesso bistrattati, i doposole sono formulazioni ricche in lenitivi, idratanti ed emollienti, specifiche per il momento post esposizione solare, in quanto aiutano a riequilibrare il film idrolipidico, restituire emollienza e idratazione alla pelle e alleviare quella fastidiosa sensazione di pelle che tira, rugosa e spenta.

Ovviamente qualsiasi crema con queste caratteristiche può facilmente sostituire il doposole. Molto indicate nei periodi di esposizione sono anche le maschere idratanti, sia per il viso che per i capelli.

La protezione solare in città

C’è spesso confusione riguardo questo argomento: molti pensano che la protezione solare andrebbe impiegata unicamente quando si va al mare o in montagna e durante l’anno non la applicano se non in casi eccezionali.

In realtà i danni del sole possono avvenire anche per esposizioni più brevi, come quelle di una passeggiata col cane, durante il tragitto casa-lavoro, se si pratica sport all’aperto o se si trascorre la giornata davanti ad una finestra.

Ecco quindi che la protezione solare diventa un must tutto l’anno, con ovviamente il dovuto raziocinio in base alle abitudini di vita.

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L’UV index

Un modo pratico per comprendere quando è necessario applicare la protezione solare è servirsi dell’UV Index, ossia l’indice universale delle radiazioni solari, che possiamo trovare indicato nel meteo giornaliero. Le disposizioni del Ministero della Salute indicano che con un indice UV da 2 in poi la protezione solare è caldamente consigliata. Non fatevi quindi ingannare da una giornata piovosa o uggiosa, spesso le nuvole amplificano la rifrazione dei raggi solari e possono addirittura peggiorarne gli effetti.

Come applicare la protezione solare sopra il make up?

Una domanda che arriva spesso e che trova una risposta facilissima in un tipo di prodotto che è tipico della skincare coreana: i cushion. Questo particolare prodotto, dotato di una spugna intrisa di cosmetico che può essere facilmente trasportata e applicata anche per strada, non si declina solo nel make up, ma anche nel mondo della protezione solare, fornendo un pratico strumento per applicare la protezione solare durante la giornata senza intaccare il make up. Basta infatti tamponare sul viso il prodotto senza strisciare.

Eccoti i migliori cushion su MoodySkin:

Come scegliere il solare giusto

La scelta della protezione solare può essere effettuata seguendo alcuni parametri:

  • fototipo
  • tipologia di filtri
  • consistenza
  • occasione e ambiente
  • personali sensibilità e presenza di patologie
  • età
Scelta del solare in base al fototipo

I fototipi 1 e 2 dovrebbero utilizzare sempre protezioni alte o molto alte, con SPF 30 o 50/50+

I fototipi 3 e 4 possono scegliere protezioni alte o medie, quindi con SPF 20-30-50

I fototipi 5 e 6 possono applicare protezioni medie o basse, con SPF 10-20

Tipologia di filtri e formulazioni

Nella scelta dei solari sarebbe sempre meglio assicurarsi che contengano filtri sia per UVB che per UVA, ideali sono quelli ad ampio spettro.

Inoltre può essere utile selezionare quelli resistenti all’acqua se si suda molto o se si va al mare. Per i bambini ma anche per gli sportivi, quelli in pasta, che sono soliti lasciare una scia evidente, sono comodi per assicurarsi che ogni centimetro del corpo sia sempre adeguatamente protetto.

Texture delle protezioni solari

Iniziamo col dire che un buon solare deve essere semplice da applicare. Mettendo da parte le personali preferenze, possiamo avere diverse formulazioni:

  • solari in stick: utili per piccole zone
  • solari spray: perfetti per raggiungere parti del corpo ostiche come gambe e schiena
  • solari in emulsione: classici, si distinguono a volte per viso e corpo
  • solari in olio: perfetti per capelli e cuoio capelluto 
  • solari in gel o liquidi: particolarmente adatti per le pelli miste o grasse
  • solari in pasta: maggiormente indicati per i bambini

Eccoti alcuni solari in stick su MoodySkin:

Località e condizioni climatiche

Anche il luogo in cui ci si esporrà può essere indicativo nella scelta del solare. 

In zone con elevata altitudine infatti le radiazioni UV aumentano del 4% per ogni 1.000 metri di dislivello. Inoltre anche la latitudine può influire: nelle zone più vicine all’equatore infatti l’intensità del sole aumenta.

Infine le condizioni climatiche possono influire a loro volta: ad esempio maggiore temperatura e umidità possono aumentare la traspirazione cutanea, rendendo meno efficaci le protezioni solari.

Personali sensibilità e patologie

In presenza di patologie come acne, dermatiti o psoriasi l’esposizione al sole è a volte consigliata altre no, perché può essere causa di miglioramenti ma anche di peggioramenti, quindi è sempre bene rivolgersi al proprio medico, soprattutto se si stanno svolgendo cure particolari come quelle a base di retinoidi.

Risulta invece sconsigliata nei casi di rosacea e couperose, se la pelle è sensibilizzata da trattamenti o pratiche estetiche (laser o luce pulsata, esfoliazioni profonde) o se si è in terapia farmacologica fotosensibilizzante.

Sole e bambini 

Fino ai sei mesi la pelle dei bambini non è ancora fornita di meccanismi di difesa, per questo motivo non andrebbero esposti al sole diretto né andrebbero applicati solari.

Dopo i sei mesi possono essere esposti solo nelle prime ore del mattino o del tardo pomeriggio, purché protetti con magliette, cappello, occhiali e ovviamente la protezione solare a loro dedicata. 

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Quanto durano i prodotti solari? 

In genere il PAO dei solari è di 6-9-12 mesi. In generale, considerando le quantità che andrebbero applicate per un’adeguata protezione, non sarà difficile consumarli in tempi brevi. Ad ogni modo, se dovesse avanzare, non è consigliabile utilizzarli l’anno seguente, in quanto l’attività dei filtri sarebbe sicuramente compromessa.

Che differenza c’è tra protezione solare e crema con spf

Un fattore importante da sottolineare è che c’è enorme differenza tra un solare e un cosmetico con aggiunta di filtri.

Il solare è unicamente predisposto alla protezione, sebbene le formule siano comunque a base idratante e arricchite in antiossidanti ad effetto booster.

Una crema idratante o un fondotinta che abbia in aggiunta un SPF non può essere sostituito alla protezione per un semplice motivo: l’efficacia della protezione dipende dalla quantità di prodotto applicato. Con una crema giorno o un fondotinta (liquido o in polvere che sia) sarebbe impossibile raggiungere la dose corretta di prodotto affinché esplichi la funzione protettiva. Sarebbe sempre bene quindi applicare una crema giorno o direttamente il solare e successivamente il make up.

Solari per capelli: sono necessari?

Anche i capelli e in particolare il cuoio capelluto andrebbero protetti dal sole. Sono infatti soggetti a disidratazione per le elevate temperature e per il vento, risentiranno quindi di secchezza e se a contatto con cloro e salsedine questi effetti saranno amplificati.

Ecco quindi che l’aggiunta di una protezione solare per cuoio capelluto e lunghezze diventa necessaria, così come delle protezioni fisiche come cappelli e bandane.

Inutile specificare: chi soffre di calvizie o ha i capelli radi non può assolutamente farne a meno.

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Indumenti con fattore di protezione

Sentiamo spesso dire che è utile proteggersi dal sole anche con gli indumenti: cappelli a tesa larga, occhiali da sole, magliette e caftani, ma sapevi che esistono anche degli indumenti dotati di fattore di protezione?

In questo caso il fattore di protezione dai raggi ultravioletti, sia UVA che UVB si chiama UPF ma, sebbene il nome sia diverso, ha la medesima classificazione numerica.

In che cosa si distinguono allora? Mente l’indice SPF misura il tempo impiegato dalla pelle per arrossarsi e si riferisce unicamente ai raggi UVB, l’indice UPF misura la quantità di radiazioni UV, siano esse UVA o UVB, che possono penetrare il tessuto e raggiungere la pelle.

Questo non significa che i normali indumenti siano inutili, semplicemente non tutti possono offrire la stessa protezione. Ad esempio colori scuri o luminosi assorbono le radiazioni, fornendo maggior protezione rispetto alle tonalità chiare. Anche la trama del tessuto è importante: più è fitta, più aiuterà a schermare le radiazioni UV. Inoltre è bene che l’indumento sia ampio e non elasticizzato, in quanto l’uso potrebbe inficiare il livello di protezione.

Infine anche il materiale utilizzato è importante: ad esempio il cotone non sbiancato contiene naturalmente delle sostanze, le lignine, che riescono ad assorbire i raggi UV. Ma anche i tessuti sintetici come i poliesteri o anche le sete possono essere protettivi, in quanto in grado di riflettere i raggi ultravioletti e nel caso della seta mantenere anche fresca e idratata la pelle. Infine ci sono tessuti high-tech, che vengono trattati con particolari assorbitori UV o coloranti che riflettano i raggi.

In definitiva, utilizzare indumenti con UPF dichiarato può essere una valida alternativa al solare quando sussistono particolari condizioni, oppure un valido alleato in certe condizioni: come i guanti UPF da indossare quando si fanno le ricostruzioni alle unghie.

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Falsi miti sui solari

Concludiamo questa lunghissima guida con cinque falsi miti sui solari:

  1. Se uso la protezione solare tutto l’anno non assimilo vitamina D.

Bisogna tener presente due cose: non siamo sempre protetti con la quantità sufficiente di solare (il cui valore protettivo abbiamo visto che scema con il passare delle ore) e in ogni caso il solare non scherma completamente il passaggio dei raggi UVB, deputati alla sintesi di Vit. D. Con un uso normale e ragionato non c’è da preoccuparsi.

  1. Se uso gli autoabbronzanti mi proteggo

Sbagliato: gli autoabbronzanti forniscono una colorazione che non esclude la necessità di proteggersi, inoltre non sono dotati di filtri.

  1. Se uso i solari non mi abbronzo

Non è vero, anzi, otterrai un colorito omogeneo e graduale.

  1. Se ho la carnagione scura, non ho bisogno dei solari.

Errato. Anche un fototipo alto ha bisogno di proteggersi.

  1. Dopo i primi giorni di sole posso interrompere l’applicazione del solare o abbassarne il valore

Purtroppo no. Sebbene l’abbronzatura sia un meccanismo di difesa, da sola non basta a proteggere la pelle dai danni del sole.

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